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Che cosa insegna Roma-Inter 4-0
CORRIERE.IT - Poche partite hanno avuto la forza metaforica di quella fra Roma e Inter giocata domenica 5 febbraio. All'Olimpico si sono ritrovate le due squadre che dopo aver dominato il calcio italiano (contendendosi quattro scudetti e 5 Coppe Italia tra il 2004 e il 2010) hanno iniziato questa stagione con la consapevolezza della fine di un ciclo. Alla Roma era finita l'era della famiglia Sensi con il conseguente arrivo della nuova proprietà americana. [...]
Il 4-0 dell'Olimpico è un verdetto chiarissimo e inequivocabile su quale delle due strategie di rinnovamento scelte si sia dimostrata vincente. Da un lato, la proprietà straniera - e Franco Baldini, perfetto esempio di dirigente che conosce il calcio italiano ma ha vasta esperienza internazionale - ha scelto di partire da un'idea forte (un certo tipo di gioco) e da questo far discendere tutto il resto. Ecco spiegata la scelta di Luis Enrique, allenatore del Barcellona B: un tecnico non affermato, ma proveniente da una scuola (anzi: dalla scuola migliore del mondo) che ha fatto di una certa idea di calcio il suo inconfondibile marchio di fabbrica.
[...] Stabilito questo, e messo in chiaro con il resto del mondo (e soprattutto con la provincia italiana) che per nessuna ragione nell'universo l'allenatore sarebbe mai stato esonerato in assenza di risultati, si è proceduto sul mercato, tenendo presente due parametri: l'idea di gioco dell'allenatore e le necessità di bilancio. E qui, di nuovo, si è visto quanto possa essere produttivo smarcarsi dal qualunquismo di casa nostra (per cui gli allenatori italiani sono i più bravi del mondo, il nostro campionato il più difficile eccetera eccetera) per aprirsi a quanto c'è di più interessante e nuovo al di fuori delle nostre frontiere, mixando il meglio di tutto, esattamente come si è fatto a livello societario. È così che si vanno a prendere calciatori come Bojan a Barcellona, Pjanic a Lione, José Angel a Gijon, Lamela al River Plate, ma anche il portiere vicecampione del mondo Stekelenburg all'Ajax, Osvaldo all'Espanyol e soprattutto Fabio Borini, parcheggiato al Parma dopo un'esperienza tra Chelsea e Swansea City.
[...] Ed è facendo capire a Totti che il futuro è di questi ragazzi e a De Rossi che il presente ruota intorno a lui, che si costruisce una squadra che non vincerà nulla quest'anno e probabilmente nemmeno l'anno prossimo, ma intanto è l'unica squadra che, nel pomeriggio di tutte le partite in contemporanea alle 15, riuscisse a giocare a calcio anche sul ghiaccio. Certo, è la stessa squadra che quattro giorni prima aveva fatto una pessima figura a Cagliari, quindi è piuttosto fondato il sospetto che l'Inter abbia dato una bella mano. D'altronde, il filotto di 7 vittorie che aveva tolto la squadra di Ranieri dalle zone basse della classifica poteva avere illuso solo chi non aveva visto le partite. Mai era apparsa un'idea di gioco, mai la squadra aveva dato la sensazione di avere recuperato l'antica grandezza (con la sola eccezione di Milito). Né così avrebbe potuto essere, perché l'Inter per rinnovarsi ha scelto una strategia specularmente opposta a quella della Roma.
[...] Nessuna idea forte di partenza, esemplificata dalla (non) scelta estiva dell'allenatore. Poi l'arrivo di Gasperini, testardo portatore di un sistema di gioco (il 3-5-2) incompatibile con la rosa. Infine l'arrivo di Ranieri (bravissimo nel riportare in alto le squadre, molto meno a tenercele), che restituisce l'Inter al 4-4-2 che era sì nel Dna originario del gruppo, ma stravolto dalla riconversione al 4-2-3-1 di Mourinho che aveva portato l'Inter là dove non arrivava da quasi mezzo secolo. Il ritorno al passato tattico e le scelte di mercato in uscita e in entrata (che non hanno mai dato l'idea di assecondare un progetto per il futuro) hanno finito per ottenere un doppio risultato: da una parte la convinzione - fuori dalla realtà - del gruppo storico di essere ancora competitivo ad alto livello (convinzione rafforzata dalla facilità del girone di Champions e dalla pochezza di molte squadre del campionato italiano).
[...] Dall'altra, la trasformazione di Sneijder: da unico (dopo la partenza di Eto'o) fuoriclasse con età compatibile a problema tattico. Ma non bisogna essere dei geni del calcio per capire che se Sneijder è un problema, il problema non è Sneijder. O allora, se l'olandese è un problema, lo si vende a 30 milioni, invece di tenerlo in panchina. Con tutte le differenze che ci possono essere a livello di società, rosa, ambiente e storia, il 4-0 dell'Olimpico è per l'Inter al tempo stesso una lezione e un'occasione di rimpianto: per quello che poteva (anzi, avrebbe dovuto) essere fatto e si è continuato a rimandare: decidere di ricominciare da zero, dirlo con chiarezza alla tifoseria e difendere la scelta fino in fondo. Certo, può non essere facile se poi lo scudetto torna a essere affare solo di Milan e Juventus: ma non è esattamente quello che sta già succedendo e continuerà a succedere?

















