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Editoriale - La metamorfosi della Roma: vale tanto, vale poco... non vale niente

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C'è chi i problemi li ha e chi se li va a cercare. Ma anche in questo la Roma è unica, anzi magica: di problemi ne ha già tanti, ma tanti altri se ne va a cercare. E quanti ne trova...

Nella giornata di ieri, ad esempio, ha messo molta altra carne al fuoco. Il brodino caldo ricevuto in regalo dal pareggio con la Juventus è già stato abbondantemente digerito, ed ecco nuovi problemi di stomaco: la rivoluzione al vertice societario (che qualche gatto mammone si era affrettato a smentire qualche giorno fa...); ecco il dico non dico di Francesco Totti; ecco l'ennesima bravata di Osvaldo (assente alla festa); ecco il perpetrarsi del tira e molla di De Rossi. E ci fermiamo qui.

Chissà che Luis Enrique non sia contento di tutto questo ambaradan, considerando che l'attenzione si sposta ai bordi della squadra. Adesso, pensa lo spagnolo, ci sono problemi anche per Baldini, Sabatini, DiBenedetto, Pallotta, Pannes, eccetera eccetera. Ma a ben guardare, questi problemi fatti in casa creano solo fastidio, e talvolta danni.

Cominciamo da Totti. Beh, se il capitano si preoccupa di quattro imbecilli che lo insultano dopo 17 anni di onorata milizia giallorossa significa che è davvero vicino al capolinea. Sono gocce di pioggia che dovrebbe lasciar scorrere magari sorridendo, se gli dà peso vuol dire che non è più forte come un tempo. Alla sua 'veneranda' età potrebbe (e dovrebbe) spegnere i focolai e non gettare benzina. Ricordi sempre la data di nascita e le nuove generazioni dei tifosi, che magari vedono solo il Totti che sbaglia il rigore con la Juventus e poco sanno di quello che ha fatto grande la Roma.

La rivoluzione ai vertici societari non potrà che dare buoni risultati perché siamo al limite del "peggio dell'attuale dirigenza non si può fare". E per dirigenza intendiamo l'asse americano, non certo Baldini o Sabatini. I nostri amati padroni a stelle e strisce finora hanno prodotto solo fumo, finendo arrostiti tra viaggi intercontinentali, visite lampo, proclami evanescenti. Non abbiamo avuto il tempo né il modo per valutare Thomas Richard DiBenedetto (forse lo ricorderemo solo per quel Di attaccato a Benedettto) e siamo curiosi di scoprire Mark Pannes, sempre elegantissimo e con tanto di 'farfallino' nelle immagini proposte dal web.

Potremmo continuare con la litania di Daniele De Rossi. Batte (giustamente) cassa e dall'altra parte nessuno vuol 'aprire'. Molti son convinti che non se ne andrà. Aspettiamo. Certo è che l'elastico è stato tirato già abbastanza e il rischio è che si rompa, come la pazienza dei tifosi, dei compagni di squadra, della stessa dirigenza.

Da ultimo Osvaldo. C'è una scuola di pensiero, a lui sfavorevole, che lo etichetta come 'caddy' di Borriello. In sostanza c'è chi pensa che 'er cipolla' possa valere al massimo una qualifica di vice-Borriello. Il tempo, come sempre, sarà galantuomo. Di sicuro Osvaldo ha cominciato a vivere la sua terza vita in giallorosso: la prima lo ha visto 'bidone' e super-pagato presunto bomber acquistato chissà perché e chissà per chi; la secondo lo ha trasformato in Principe (azzurro anche per volere di Prandelli) anche per via di quei gol a raffica; la terza vita è la peggiore. Compagno scorretto e manesco, sbruffone e maleducato, che va dallo schiaffo a Lamela al mancato saluto a Borriello lunedì sera. E forse in queste metamorfosi di Pablo c'è tutta la Roma di oggi: vale poco, vale tanto, vale niente.

di

Alessandro Rossi


 

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